Crea sito

Categorized | Istruzione

Il referendum, lo SCUORUM, e la guerra civile di Alberto Bagnai

Posted on 25 maggio 2016

Alternanza mage

Un guitto e una tentata vendita di pentolame…

 

 

Venerdì 20 maggio

Una telefonata

Una ascoltatrice: “Detto questo, volevo sensibilizzare sul tema della buona scuola. Sono impegnata nella raccolta di firme contro la buona scuola, di cui non si parla. C’è un referendum che si spera si potrà avere in Italia per abrogare una legge, quattro punti di questa legge, che è una legge terrificante, fatta appunto da un governo sedicente di sinistra che ha finito di uccidere quel poco che rimaneva di scuola pubblica. A questo riguardo, vorrei sottolineare che mentre nelle scuole ci si sta azzannando per una miseria, la cosiddetta premialità, che sono quattro spiccioli messi in pasto alla categoria perché si scannasse, laddove invece avevamo bisogno di un contratto da anni e anni, le scuole superiori sono anche massacrate da questa alternanza scuola lavoro, di cui non si parla, ma che di fatto sta riducendo quel po’ di tempo scuola che rimaneva. Cioè, i nostri ragazzi vengono sparpagliati in visite molto poco significative, in luoghi cosiddetti di lavoro, parlo anche dei licei classici che si inventano una professionalizzazione che non capiamo dove sta andando, e la risultanza di tutto questo è che ai nostri ragazzi viene ulteriormente ridotto il tempo scuola proprio perché invece c’è un disegno organico. Voi parlavate di una mancanza di disegni organici stamattina, io credo che questo governo abbia un disegno organico, e sia quello di ridurre completamente qualunque forma di welfare, e soprattutto di ridurre qualunque possibilità di libero pensiero e di pensiero critico, perché quel po’ che rimaneva, io sono in un liceo classico, di pensiero critico che si consuma nelle classi, lavorando, nella didattica… ”

Norma Rangeri: “Be’, nel liceo classico ci sono ancora i ragazzi con cui l’insegnante parla…”
Una ascoltatrice: “Allora, noi parliamo con i ragazzi, però intanto le dico che ce li tolgono sempre di più, proprio fisicamente, nel senso che io per esempio ho una terza quest’anno che ha iniziato questa alternanza e l’ho vista…”
Norma Rangeri: “Però non possiamo prolungare troppo la telefonata perché ce ne sono altre.”
Una ascoltatrice: “No, va bene, io volevo sottolineare questo e comunque avvisare che c’è una campagna referendaria, stiamo raccogliendo le firme contro la buona scuola.

Norma Rangeri: “Ssssì, certo, grazie.”

Era il 18 maggio, stavo tornando dall’aver accompagnato a scuola er Palla, e qui trovate il podcast.

Qui si apre un caso di coscienza.

Questa persona ha capito un pezzo importante del problema.

L’aumento della disuguaglianza, conseguenza necessaria e voluta dall’accresciuta mobilità del capitale (che l’euro favorisce, come ci siamo detti mille volte), mira a una polarizzazione sociale il cui fine, forse non consapevole, certo non confessato, è l’eutanasia della classe media, cioè di quelle persone che non stanno abbastanza bene da non dover lottare per star meglio, ma non stanno così male da non capire perché stanno male. Sì, sto parlando della borghesia, della classe composta da quelle persone che hanno letto un paio di libri, perché non erano né abbastanza povere da doversene dispensare, né abbastanza ricche da potersene dispensare.

Insomma: la classe che fa le rivoluzioni.

Questa classe deve scomparire, come giustamente intuisce l’insegnante ascoltatrice, perché è l’unica che nella lotta di classe saprebbe individuare il nemico giusto. Devono restare solo i sottoproletari, quelli che è facile neutralizzare facendoli combattere tra loro.

Ecco: questo la persona che parla l’ha capito. Non è vero che non c’è un disegno: il disegno c’è, e la distruzione, la mortificazione della scuola ne è un pezzo importante, ne è chiave di volta.

Certo, voi a questo punto mi chiederete: “Ma questa persona ha capito che la “buona scuola” è solo un modo per tagliarle il salario del famoso 10% (vedi sopra), se non proprio pagandola di meno, quanto meno dandole compiti sempre più gravosi, o lasciandola ogni tanto a spasso, e che il bisogno di tagliarle il salario del 10% deriva dalle cause che Keynes individuava così precisamente e descriveva in modo così limpido, cioè, hic et nunc, dall’euro? Non sarà anche lei una che, come la gentile Marta Fana – che io ricordo sempre nelle mie preghiere e che sta facendo un ottimo lavoro sul jobs act (senza capirne i motivi, ma descrivendone ottimamente le conseguenze) – se dici “euro”, ti risponde “Salviniiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!”?

Io vi dirò: non lo so, e a questo punto me ne frego. Qui è in gioco la vita dei nostri figli, che poi è anche la nostra. Non entro nel merito di tutti i punti del referendum:

Ne evidenzio solo due, quelli dispari.

Il primo motivo per promuovere il referendum a me sembra evidente: chi crede nel mercato sia affidato al mercato, e chi invoca austerità, l’assaggi per primo. Troppo facile fare la scuola privata coi soldi pubblici.

Il terzo mi sembra anch’esso evidente, e, preciso, mi sembrava tale prima ancora che constatassi de visu l’assurdità del sistema di cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”.

La scuola non deve preparare al “mondo del lavoro”. La scuola deve preparare alla vita. Chi è pronto alla vita, sarà poi pronto anche a lavorare.

Questo, attenzione, vale tanto più quando, come oggi, il lavoro non c’è: perché se il lavoro non c’è devi inventarlo, e se sei stato programmato per fare l’utile idiota esecutore passivo di compiti meramente tecnici, è difficile che tu sia in grado di mettere a frutto la tua creatività, la tua scintilla di umanità. Quindi la retorica del “prepariamo al lavoro perché non c’è lavoro” è intrinsecamente fallace, come dimostra il fatto che la si realizza distruggendo il lavoro degli insegnanti.

La scuola deve aprire orizzonti culturali, che significa, poi, dare chiavi interpretative della realtà, aiutare a leggere (cominciando dai libri e dalle carte geografiche), aiutare a pensare (cominciando dall’analisi logica, e arrivando, magari, alla logica), aiutare quindi a conoscere per deliberare, aiutare a organizzare il mondo.

Oh, quanto erano utili a questo scopo i fottuti libri senza figure! L’antitesi di questo posticcio e fittizio conato verso un sapere pratico che nel migliore dei casi sarà obsoleto il giorno del diploma, e nel peggiore è obsoleto già oggi!

Oh, quanto inutilmente devastante è questo ennesimo facciamocome! Facciamo come la Germagna, che ha anche lei l’anternanza scuola lavoro! Certo! Ma in Germagna, come in Francia, è all’esame di scuola media che si decide se lo studente andrà all’università, e spesso anche in quale (di quale livello e orientamento). Vi sembra un sistema auspicabile? E allora potevamo tenerci l’avviamento! Se lo abbiamo eliminato, peraltro in pieno boom economico, e prima del fatidico 1968, ci sarà stato un perché!

E questo senza contare che la vita è una, le ore sono quelle, e quindi l’alternanza scuola-lavoro è, in pratica, la devastazione del tempo naturaliter destinato all’insegnamento, con la necessità, per gli insegnanti, di correre come delle lepri, e l’impossibilità, per gli studenti, di recuperare in caso rimangano indietro. La riduzione del tempo scuola di cui parla l’insegnante che mi ha colpito, con la sua allocuzione.

Poi, magari, sarà antropologicamente piddina: sarà una discepola di Etarcos, il filosofo che noi qui aborriamo (la sua vita e le sue opere sono analizzate qui).

Ma la battaglia che ci chiede di combattere è giusta.

E allora, anche se appartiene a un ceto che, oggettivamente, ha dimostrato e tuttora dimostra minore capacità di analisi dei processi sociali di quanta sarebbe stato lecito aspettarsi, a un ceto che si è illuso di essere inattingibile e si è svegliato solo quando è stato leso nei propri interessi (debolezza umana scusabile nel “meccanico” ma molto meno nell'”intellettuale”), io vi esorto, toto corde, a considerare di darle una mano. Informatevi sul referendum, e, se lo ritenete, firmate. La “buona scuola” è una porcata. Una fra le tante, direte voi. Sì, ma tocca i nostri figli. Uno dei miei ci sta passando, l’altra ci arriverà fra due anni. Se non arriviamo prima noi.

Ci viene offerta una possibilità di dimostrare che siamo migliori di chi ci è stato pregiudizialmente ostile per difetto di logica, cioè di umanità, aiutandolo.

Approfittiamone.

Si apra la discussione (perché qui credo che ci sarà, e mi interessa).

http://goofynomics.blogspot.it/

Comments are closed.

Blog di aqiva su Google+

SeguiIn campo

Archivi

In campo sui Social Network

In campo su Google+

dicembre: 2017
L M M G V S D
« Giu    
 123
45678910
11121314151617
18192021222324
25262728293031

SeguiIn campo

In campo su Google+