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Quei figli di Troika che vogliono la riforma della Costituzione

Posted on 23 ottobre 2016

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“In Italia c’è una minaccia populista. E’ per questo che sosteniamo gli sforzi di Renzi affinché sia un partner forte all’interno della UE”. A pronunciare queste parole è stato il Commissario Europeo agli Affari Economici, Pierre Moscovici, in occasione di una intervista rilasciata la settimana scorsa all’emittente Bloomberg . Molti potranno considerare le dichiarazioni di Mosovici una entrata a gamba tesa in una questione,quale il referendum costituzionale,che è una questione meramente di politica interna. Invece la dichiarazione arriva da parte di uno di quei poteri,la Commissione Europea,che ha voluto lo stravolgimento della nostra Carta Costituzionale. Domande nascono spontanee:perché la Commissione vuole che la riforma della Costituzione vada a buon fine tramite la vittoria del Si al Referendum? Qual è il fine?

Per dare una risposta a questi due quesiti dobbiamo intraprendere un viaggio che parte dal lontano 2006.Nel 2006 negli Stati Uniti scoppia la bolla dei mutui immobiliari a causa delle facili elargizioni e speculazioni sui tassi di interesse. La bolla scoppia e la crisi ha il suo culmine il 15 settembre 2008 con il crack del colosso Lehman Brothers. Crollano gli Stati Uniti e con lei, tutti i paesi collocati nel suo asse e l’Europa è la prima. Assistiamo per la prima volta al crack del neo liberismo finanziario e assistiamo alla seconda crisi economica più grande dopo quella del 1929. Da qui ha inizio una affannosa corsa dei poteri finanziari a trovare un respiratore al quale attaccarsi, al fine di sopravvivere. Ed è qui che entra in gioco il Governo dei poteri forti: la Troika. La Troika è il Governo formato dalla Commissione Europea, dalla Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. La Troika capisce che l’unica strada per la sopravvivenza, consiste nel prendere il controllo dei Governi degli Stati membri, al fine di controllare e dettare l’agenda delle riforme in tema di politica economica e finanziaria. La modalità utilizzata dalla Troika per prendere il controllo dei Governi degli Stati membri, è stata ben spiegata nel libro “Figli di Troika” dell’economista Bruno Amoroso. Amoroso nel libro parla di due livelli. Il primo livello consiste nella sostituzione delle istituzioni e delle rappresentanze democratiche, mediante un sistema prefettizio che vede al vertice il Capo dello Stato. Il secondo livello invece consiste nello svuotamento di tutte le forme di Governo e amministrazioni. Questi due livelli sono serviti alla Troika, per prendere il controllo di quei paesi che,a causa del forte debito pubblico, sono stati etichettati come PIGS. Quattro lettere che in inglese significa “porci” e destino vuole che le quattro parole diventano l’acronimo di quei quattro paesi, che a causa del forte debito pubblico, possono far cadere il sistema Europa da un momento all’altro. Questi paesi sono il Portogallo,l’Italia, la Grecia e la Spagna.

Soffermiamoci adesso sul come si è applicato il modello Prefettizio nel nostro paese che ha trovato nell’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano il suo punto di riferimento. Partiamo dal 5 agosto del 2011, al Governo c’era Silvio Berlusconi e dalla BCE arriva una lettera firmata dal governatore uscente Jean Claude Trichet e dal neo governatore Mario Draghi. Quella che viene spedita al Governo Berlusconi è una lettera breve, ma che contiene delle proposte ben precise: liberalizzazione dei servizi pubblici locali, flessibilità nel mondo del lavoro, agevolando i licenziamenti, riforma del sistema pensionistico, riduzione dei costi del pubblico impiego, revisione della pubblica amministrazione e controllo sulle Regioni ed Enti Locali. Riforme chiaramente finalizzate a togliere diritti ai cittadini e a limitare la loro sovranità, al fine di ritornare ad uno Stato accentratore, dove il potere è nelle mani di una sola persona. Ma quella lettera in realtà rappresenta un foglio di via per un Berlusconi ritenuto ormai inaffidabile a causa dei continui scandali e formalizzato poi dalla risata beffarda del duo Merkel -Sarkozy e dallo spread salito alle stelle. Ed è a questo punto che entra in scena l’allora Presidente della Repubblica,Giorgio Napolitano. Napolitano caccia Berlusconi e affida l’incarico di formare il nuovo esecutivo al “Tecnico” Mario Monti. Monti è espressione della Troika e infatti, non a caso, ha ricoperto dei ruoli di rilievo in Moodys e nel Trilateral. Monti inizia ad attuare tutte quelle riforme necessarie a soddisfare le richieste della BCE che ovviamente gli alleati del Governo,cioè il Pd e il Pdl, approvano senza fiatare. Ma è con il Governo Monti che si realizza su ordine della Troika il primo affondo alla Costituzione. Infatti,con la Legge Costituzionale n.1/2012 si procede alla modifica dell’art.81 della Costituzione, al fine di introdurre nella Carta Costituzionale il pareggio di bilancio, a ratifica dell’accordo siglato il 2 marzo del 2012 tra i paesi membri dell’Unione Europea. Per la Troika questo rappresenta il primo passo per controllare direttamente i bilanci degli Stati membri della UE. Ma il Governo del tanto obbediente Monti ha comunque vita breve. Le elezioni della primavera del 2013 sono ormai alle porte e gli alleati sono già proiettati alla campagna elettorale, e infatti il 12 dicembre del 2012 Monti rassegna le dimissioni. Ma adesso nel nostro Paese a dettare la linea è Napolitano, il quale scioglie anticipatamente le Camere, facendo andare a votare gli italiani in pieno febbraio,ordina a Monti di stare defilato dalla campagna elettorale, perchè è lui il designato a sostituirlo alla presidenza della Repubblica (ordine che non sarà eseguito da Monti, visto che si candiderà con Scelta Civica) e già avvisa le forze politiche che a prescindere da quale sarà l’esito delle urne, si dovrà comunque formare un governo di larghe intese. Il 23 e il 24 febbraio del 2013 gli italiani si recano alle urne,pensando che il loro voto valga ancora qualcosa. Il Pd guidato da Bersani vince le elezioni, ma a causa della legge elettorale non ha i numeri necessari al Senato, per ottenere la fiducia e per molti all’interno del partito diventa l’occasione per impallinarlo e dare linfa nuova al Pd. Nel mentre Napolitano si porta avanti con il lavoro, nomina un comitato di dieci saggi che deve elaborare una serie di proposte di riforme sia nel campo istituzionale che economico. Nel mentre un’altra grana si abbatte sul Pd e sul Pdl. Il settennato di Napolitano volge al termine e si deve trovare il nome del nuovo Presidente della Repubblica. I partiti, che ormai versano in m5s-rodotauno stato di empasse, non riescono a trovare il nome,tranne il M5S che propone il nome di Stefano Rodotà. Il Pd che ormai versa anche in uno stato di guerra cerca di trovare la chiave di svolta. Bersani riunisce i grandi elettori del Pd e propone al partito di votare al quarto scrutinio Romano Prodi. Un’ovazione accoglie la proposta di Bersani, ormai la cosa sembra fatta anche perchè occorrono solo 504 voti. Ma dal segreto delle urne escono solo 395 voti, ciò significa che nel Pd ci sono stati almeno 101 “traditori”. Inizia la caccia al manovratore e man mano ne viene tracciato un identikit, dal quale emergono degli inequivocabili tratti che hanno le sembianze del Primo Cittadino di Firenze, un certo Matteo Renzi. Giunti allo stremo, il Pd e il PdL vanno con il cappello in mano da Re Giorgio e lo implorano di essere rieletto. Ed è così che il 20 aprile del 2013 l’Italia scrive una nuova pagina della sua storia repubblicana. Per la prima volta viene rieletto un Presidenza della Repubblica, rompendo così una prassi costituzionale che aveva portato a non rieleggere mai un Presidente della Repubblica. Da questo momento la democrazia del nostro paese inizia a camminare su un lungo viale del tramonto. Napolitano trova il nome fantoccio da mettere alla guida del Governo e in grado di tenere insieme il Pd e il PDL. La scelta ricade su Enrico Letta membro e parlamentare del Pd e nipote di quel Gianni Letta del Pdl. Letta ha il mandato di portare a termine le riforme istituzionali che Napolitano, la Troika e i poteri economici finanziari vogliono a tutti i costi. Letta esegue gli ordini e con il disegno di legge n.813-b istituisce un comitato parlamentare per le riforme costituzionali ed elettorali e, al fine di approvare le riforme in breve tempo, all’art 4 comma 4, si prevede la possibilità di agire in deroga all’art.138 della Costituzione. Nel mentre in supporto di Letta arriva il colosso finanziario JP.Morgan, che, in un rapporto di sedici pagine del 28 maggio del 2013, indica all’Europa la strada per uscire dalla crisi affermando in particolare che il problema dei paesi del sud Europa sono le Costituzioni,le quali avendo delle regole troppe rigide non permettono di avere quella flessibilità che occorre per uscire dalla crisi. Nel mentre però arrivano delle esplicite pressioni dall’Europa che nel Consiglio del 9 luglio raccomanda di procedere al più presto alla riforma della P.A.,della giustizia,del lavoro e alla privatizzazione dei servizi pubblici. Ma anche Letta è destinato a fallire nell’impresa, perché il Pdl toglie il sostegno al Governo, in seguito al grande rifiuto di Letta di modificare la Legge Severino. Come sempre torna in ballo la questione giustizia, perché la Cassazione conferma la condanna di quattro anni a Berlusconi arrivata con la sentenza Mediaset, e ovviamente in base alla Severino, il leader del Pdl decade automaticamente dalla carica di Senatore. L’anno si chiude e per il duo Letta – Napolitiano, l’anno nuovo inizia malissimo. Il 13 gennaio del 2014 la Corte Costituzionale deposita la sentenza, nella quale dichiara l’incostituzionalità della legge elettorale,il famoso Porcellum,con la quale è stato eletto il Parlamento che è ancora tutt’ora in carica. Adesso un Presidente della Repubblica, che si rispetti,avrebbe sollecitato le Camere ad approvare una legge elettorale seguendo, le indicazioni uscite dalla sentenza della Corte Costituzionale e avrebbe sciolto le Camere, al fine di andare a nuove elezioni. Ma nel nome della stabilità Napolitano non scioglie le Camere e ordina a Letta di andare avanti. Però Napolitano non ha fatto i conti con il Giovin Principe di Rignano sull’Arno che ormai, non ritenendo più alla sua altezza la carica di Sindaco di Firenze, decide di fare il salto di qualità,ambendo a diventare il Presidente del Consiglio. Non stiamo a raccontare nel dettaglio la discesa di Matteo Renzi, perché tutta l’ascesa del Giovin Principe è magistralmente raccontata dal giornalista del Fatto Quotidiano, Davide Vecchi,nel libro “Matteo Renzi.Il prezzo del potere”. Ma una cosa va evidenziata, il Pd subisce l’ennesima mutazione genetica. I bersaniani evolutisi molto velocemente in lettiani, subiscono un’ennesima mutazione,diventando renziani e così il Giovin Principe silura Letta con un hashtag “ #Enricostaisereno” . E così per la prima volta vediamo che viene tolta la fiducia ad un Governo tramite un social network. Napolitano prende atto della situazione, accoglie molto a malincuore le dimissioni di Letta e affida a Matteo Renzi l’incarico di formare un nuovo esecutivo. Renzi riesce a formare il Governo anche grazie al Patto del Nazareno siglato con il pregiudicato Silvio Berlusconi. Ma Napolitano,che ormai sta preparando la sua uscita di scena, raccomanda a Renzi di portare a termine le riforme istituzionali, mentre il Consiglio del 2 giugno ricorda a Renzi di portare a termine le riforme che la Troika sta chiedendo disperatamente dal lontano 2011. Renzi parte a razzo e in un colpo rende flessibile il rapporto di lavoro, grazie al Jobs Act, con la riforma Madia inizia un graduale processo di sostanziale privatizzazione della P.A., con la riforma della “Buona Scuola” distrugge uno dei comparti nevralgici della P.A, quale la scuola, e con lo Sblocca Italia esautora le Regioni e gli Enti Locali da qualsiasi decisione e controllo su materie come ambiente e grandi opere, le quali invece richiedono la massima concertazione tra Stato Regioni ed Enti Locali. A completare il quadro arriva il mix letale formato dalla legge elettorale, l’Italicum e dalla Riforma Costituzionale Boschi -Renzi. Un mix che è un veleno letale per la nostra democrazia che cancella il principio di sovranità, svuotando il cittadino da qualsiasi potere decisionale. Si realizza così il progetto della Troika che prevede che un gruppo di strozzini in giacca e cravatta decida le sorti di un paese, tramite la figura dell’uomo solo al comando. Ovviamente la retorica renziana ci sta raccontando tutt’altro. Renzi sta andando in pellegrinaggio nelle varie trasmissioni televisive, raccontando che la riforma della Costituzione è stata voluta dagli Italiani e dal Parlamento. Ovviamente Renzi vi sta raccontando un sacco di bugie. Nel libro “Perchè No” ,scritto a quattro mani da Marco Travaglio e Silvia Truzzi, si riporta un sondaggio nel quale solo il 6% dei cittadini ritiene che la riforma costituzionale è un’ urgenza per il paese. Quindi dove stanno tutti questi cittadini che ritengono urgente cambiare la Costituzione? Ovviamente non ci sono, cosi come non esiste la storia della Riforma voluta dal Parlamento, perché ricordiamoci che la Riforma è stata approvata a colpi di sostituzioni nella Commissione Affari Costituzionali dei dissidenti del Pd ed è stata approvata baipassando la dialettica parlamentare, dal momento che gli emendamenti delle opposizioni sono stati tranciati da ghigliottine e canguri. Adesso qualcuno potrà accusarmi di fare qualche dietrologia. Ma non è così,e a dimostrarlo sono le manovre che Renzi e il numero uno di JP .Morgan stanno attuando su uno dei maggiori istituti di credito italiani; il Monte dei Paschi di Siena. A dimostrazione che questa riforma la vogliono la Troika,i poteri finanziari e Renzi, il quale già si immagina con indosso la versione 3.0 del felz.

Il nostro viaggio si ferma qua, perché adesso spetterà agli italiani decidere come continuarlo. Potrà sembrare una forzatura, ma è chiaro che votando “Si” andiamo a condannare l’Italia ad avere l’ ennesimo ventennio. Mentre votando per il “No” ci lasciamo uno spiraglio, per intraprendere un viaggio che ci consenta di riprenderci quella partecipazione alla vita politica del paese che dei ladri di sovranità, ci hanno barbaramente tolto. Quindi il 4 dicembre con quella matita tracciamo una bella “x” sul “No”.

Bibliografia:

Anni 2006 – 2013

Bruno Amoruso – Figli di Troika – Castelvecchi

Alessandro Gilioli – Chi ha suicidato il Pd – Imprimatur

Marco Travaglio – Viva il Re – Chiarelettere

Anni 2014 – 2016

Davide Vecchi – Matteo Renzi. Il prezzo del Potere- Chairelettere

Marco Travaglio,Silvia Truzzi – Perchè No – PaperFIRST

Algostino,Ciotti, Montanri ,Pepino – Io dico No – Edizioni Gruppo Abele

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