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Confessione del diavolo a un uomo di stato

Posted on 07 agosto 2016

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di JEAN PAUL RICHTER

un testo di Jean Paul, ancora inedito in italiano. Ringraziamo Dario Borso per averci concesso di pubblicare la sua traduzione.

La prima idea di questa Kalendargeschichte venne a Jean Paul nel 1806 da un aneddoto della Legenda aurea di Jacopo da Varagine (1229-1298), così appuntato: «Santa Margherita bastonò il diavolo e lo costrinse a confessare».

Canonizzato dal Concilio Lateranense del 1215, il sacramento della confessione aveva incrociato il diavolo già un lustro dopo nel capitolo De confessione cuiusdam daemonis del Dialogus miraculorum di Cesario di Heisterbach; da lì era iniziata poi un’elaborazione popolare che sarebbe confluita nell’anonima Teufelsbeichte d’inizio 400.

Può il diavolo menzognero confessare il vero? Questa rimase in Germania la questione sino almeno alla Riforma, quando il sacramento stesso fu messo in mora; con l’Illuminismo infine, di cui Jean Paul era figlio naturale, la psicologia scalza la demonologia e a confessare il diavolo è un politico, ché «la sua coda di cavallo pende dagli elmi dei soldati e coi suoi corni punge la baionetta».

Nel 1807 la censura bloccò la pubblicazione su rivista della Confessione, che uscì due anni dopo come appendice del Viaggio a Flätz del predicatore di campo Attila Schmelzle, satira di cui ho appena ultimato prefazione, traduzione e note, e a cui  attraverso l’agenzia letteraria B & G cercherò ora un editore.

Dario Borso

* * *

I. Ebbi parecchi anni fa la fortuna di conoscere un politico di cultura, di ancor più arguzia, ancor più forte fantasia e fortissima ipocondria[1], e di apprendere dalla sua bocca l’immaginaria confessione. Dopo di allora, il cagionevole confessore dovette dipartirsi – per dove non si sa, a meno che il confitente[2] l’abbia preso con sé per stima. L’ardito confessore nel resoconto seguente verrà chiamato solo «ministro integerrimo», poiché chiunque lo conosca personalmente completerà certo il nome.

Il cardinale Richelieu aveva, come noto, le sue ore in cui si prendeva per un cavallo e in quanto tale trottava e saltava e così via[3]; quando tornava cosciente, sapeva però per primo chi ritenere cosa, quale Paese ritenere suo cavallo da lutto, da trasporto e da nolo, e quale suo cavallo da festa e da parata[4]. Nella storia medica e politica appaiono frequentemente politici malati di tal fatta, pieni di idee fisse. Ad essi apparteneva ora anche il suddetto confessore del diavolo, il politico integerrimo; la lunga permanenza da seduto al tavolo d’ufficio e ai suoi connessi, i tavoli da pranzo, cena e gioco, e poi pure il licenziamento e la disgrazia, agendo sul corpo, avevano tolto all’uomo più senno di quanto pochi possiedono, rendendolo infine pazzo rispetto agli altri, e dunque pazzo in sé e per sé.

Già prima che il qui presente autore – il quale, per parlare secondo la recente mania dei giochi di parole[5], confessa la confessione di una confessione – apprendesse i particolari dal ministro stesso, conoscenti di più antica data supposero preoccupati che avesse posseduto il talento del medico milanese Cardano non tanto di far scorgere nel buio ogni figura – il che s’intonerebbe molto più a un politico sano –, quanto di scorgere egli stesso quella che voleva giusto vedere ed escogitare[6]. Quante volte nel nero della notte vide neri della Costa d’Oro[7] e lamentò il suo – stomaco!

Più tardi l’uomo – tormentoso fuori, tormentato dentro –, dopo tanto leggere di leggende su monete d’oro o teste coniate, si dette infine a leggere leggende su teste nimbate e aureolate.

Chi ora di noi ha avuto come lui tra le mani la Leggenda di Jacopo da Varagine, ricorderà che Santa Margherita bastonò così a lungo il diavolo ch’era giunto a trovarla (certamente con nessuna intenzione pia), da spingerlo a deporre dinanzi a lei la sua confessione auricolare[8]. Ad anime molto deboli può forse fare pietà il confitente, il diavolo, che fece la penitenza prima della confessione, come si porta sempre un accusato alla tortura prima che all’ammissione; ma il docente di diritto penale sa che spesso per un briciolo di verità bisogna ridurre piccoli delinquenti, ad esempio con fruste elettriche[9], addirittura mezzi morti, fino a ricevere sulla faccenda lumi appena sufficienti per poterli lasciare mezzi vivi.

II. Torniamo al politico integerrimo. In una sera di vigilia del suo compleanno si sentì insolitamente malato e pio – l’idea della culla lo portò all’idea della bara – la conclusione che si muoia facilmente il giorno prima di quello in cui si è nati gli risultò lampante – la sua morte e il diavolo li immaginava sempre volentieri insieme – la sua dote d’intravvedere nel buio qualsiasi cosa divenne più vivace a causa del timore – – dopo tanti pensieri angosciosi cadde infine in ginocchio, per mettersi forse a pregare.

Allora gli apparve il diavolo – vestito decorosamente, cioè (com’era pure l’integerrimo ministro) tutto in nero, quasi andasse in società o a corte o a confessarsi – una vaga decorazione a forma di stella del mattino ossia Lucifero[10] ornava con grande eleganza il fondo oscuro del petto – corna, zoccoli e coda mancavano ovviamente quali troppo pesanti insegne d’incoronazione che ogni Principe tralascia davanti all’altare come al confessionale[11] – insomma il diavolo era plausibile nel complesso.

Il gran ministro di Stato e di corte, che lo riconobbe facilmente ma che fingendo d’averlo creduto qualcosa di meglio rimase in ginocchio, domandò gentilmente chi avesse la fortuna di vedere innanzi a sé così tardi a mezzanotte. –

Il diavolo s’inchinò e – potendo facilissimamente scambiare un uomo tanto serio, nero, tonsurato e in ginocchio per un confessore – iniziò come segue:

«Reverendo caro Signore, ammetto volentieri davanti a voi di essere certo un diavolo, ma non un chissà che, bensì soltanto il genio associato di un piccolo uomo di Stato cui ho fatto più o meno da guida. Per il resto sono buono come il miglior mondo e non ho troppe pretese. A dire il vero, mia nonna dal suo settimo al suo diciottesimo secolo ha attirato (secondo il calcolo di Voigt)[12] 9.000.000 streghe nel fuoco del rogo e le ha tostate in polvere per i suoi denti, benché le sia facile giustificarsi con il suo debole per il sesso femminile che, come dice, da nessuno viene odiato quanto dalle femmine, persino dalle vecchie. Ad ogni buon conto, la buona donna era più avanti cogli anni di Eva e di me[13]. Suo marito, il mio buon nonno, accese 1807 fuochi di guerra, per scaldarsi freddando gli altri. Suo nipote, io, ha attizzato mediante l’ometto di Stato, di cui sono chevalier d’honneur et d’atour[14], solo tre guerre di successione e una guerra e mezza di precessione, non una di più; ché il suo attizzatoio, il Principe, era assolutamente troppo corto; – e vado dunque a confessare i miei peccati, meno da me commessi che suggeriti, non senza quella presunzione d’innocenza della quale un povero diavolo abbisogna certo più di chiunque altro.

Ammetto, reverendo Signore qui facente le veci di Dio[15], d’avere secondo la purtroppo volubile e forse non del tutto incorrotta natura dei diavoli indotto il mio ometto di Stato a sedurre in più modi il suo Principe. Ma non fu una tentazione nel deserto[16], bensì una in società. Di fatto l’ometto di Stato contrasse presto – come Maometto il mal caduto – un mal salito e lo usò, come il profeta il suo, piuttosto bene[17]; simile ai buoni falchi, salì per colpire. Se il diavolo (secondo Lutero) è la scimmia di Dio[18], l’ometto di Stato presso il suo Principe quale immagine divina[19] non poté divenire nulla più che la scimmietta di una scimmia.

L’ometto ed io trovammo presto motivi perché, se secondo il diritto romano addirittura per il padre naturale i figli sono solamente cose ma non persone, ciò si ripeta ancor più per il padre sovrano e i suoi figli sudditi; il che portò a più conclusioni. Poiché ad ogni modo secondo nessun diritto viene presunto un contratto, concludemmo noi due, ciò vale massimamente per l’importante contrat social[20]; “E varrà assai più per un diritto internazionale che per quello nazionale”[21], dicemmo noi tre[22].

Ammetto sì, reverendo Signore, di avere certo mediante l’uomo di Stato chiarificato e raffinato lo zucchero di corte, come ogni zucchero[23], con sangue di guerra. Tuttavia potrei giustificarmi, se non volessi proprio confessare. Di sicuro opere, guerre, cacce e concerti vennero in gran parte dati per il bene esclusivo dei poveri, i quali palesemente con ciò guadagnavano in numero ossia popolazione – provvidi mediante lui alla più intelligente minoranza dei votanti, così che la maggioranza comune nulla avesse in corpo se non lo stomaco – per tre poeti che morivano di fame, noi due lasciavamo stabilmente affogare nel grasso un castrato che li de- e ricantasse e sostituisse – e se abbandonammo giusto alle cose essenziali il loro pigro corso, ciò accadde sicuramente solo nella convinzione di quanto arduo sia migliorare un essere umano, per non dire un Paese, dacché bisogna tender quello come una corda, ma questo rifondere addirittura come una campana, se la si vuole accordare in un’altra nota. Dico, reverendo Signore, questo potrei dire se non volessi confessare.

Ammetto volentieri di avere spinto il buonuomo di Stato all’avidità forse più di quanto lui o io saremo in grado di giustificare. Solo, è difficile fare altrimenti; nel ceto superiore scialo e avarizia si spartiscono tra padre e figlio; ciascuno dei due deve assumere quindi un ruolo; così come, o il lino deve venir sacrificato alla camelina[24], o questa a quello. Se di norma nei tempi antichi il diavolo stesso portava il denaro, nei moderni – dove ai suoi amici non può apparire altrimenti che invisibile nel loro Io assumendone la forma – si vede costretto a poterglielo dare soltanto con le mani del loro stesso corpo. E così, lo ammetto, al mio buon principale e ministro di Stato elargii molto, feudi, posti d’onore e disonore e capitali bancari. Il principale suo proprio, ch’egli intanto dovette addormentare, come un grasso tasso in letargo si ritrovò al risveglio dimagrito; ma può un Principe, che così tante cose inquietano, pagare la quiete del sonno troppo cara, lui che deve reggere un Paese, vale a dire un elefante, come animale da salotto e d’affezione? – La coscienza del ministro fu più facile da porre in stato di quiete; egli poteva, come il merluzzo il suo stomaco, toglierla e vuotarla e poi di nuovo inghiottirla e caricarla[25]; sì, si puliva e convertiva un paio di volte la settimana e così si assicurava spesso, nel caso venisse condannato, di essere innocente come un altro.»

Qui il confessore del diavolo ossia l’integerrimo ministro un poco si adombrò e scosse agitato il capo.

«Ma è un dato di fatto», continuò il confitente. «Ancora ammetto, reverendissimo Pater[26], dovesse rimanere mio il titolo di “padre delle bugie”[27], d’aver riconosciuto l’uomo di Stato come mio figlio legittimo ed erede unico. Il fumo che facemmo passò per la più grossa fabbrica di fumo nel Paese. Tuttavia restò sempre amico di ogni altra veracità e odiò di cuore ogni bugia che gli si dicesse; ché giusto per amore delle verità tenne presso di sé le sue, come il Camciadale[28] inghiotte per amore il fumo di tabacco e quindi gli altri, al pari dei Tedeschi col fumo di casa, dovrebbero soffiar fuori con piacere il loro davanti a lui e trasmetterlo in questo modo. Ciò nonostante un tale uomo di parola, di null’altro che parola e parole, era valso per molti da ambiguo; più o meno come se non avesse colore politico un uomo che per tutta la sera a corte medita proprio di averne e tenerne più d’uno o ciascuno.

Un altro e invero l’ultimo peccato, reverendissimo vecchio Pater, vorrei confessare quasi con una scherzosità che sarebbe eccessiva sì per il confessionale, ma non per il mio pregresso ruolo di Arlecchino nell’antica commedia tedesca[29]; riguarda il cosiddetto sesso. Quanto vale per la conquista dei possedimenti di cui prima, vale certo ancor più per la conquista delle posseditrici; ormai nessun diavolo appare a un uomo o donna corporalmente quale succube o incube[30], bensì entra nel suo Io e lì stesso ne diviene il doppio. E come adesso ci sono sempre 32 figli naturali (fortunatamente) per un padre innaturale: anche il mio ministro di Stato ne aveva solo nella capitale 67, forse secondo il numero dei suoi anni. Le città e i villaggi del Paese erano per lui chiese filiali[31]

– Qui (mi assicurò l’ipocondriaco ministro), non potendo più stare in ginocchio, avrebbe sollevato il capo, ma il diavolo all’istante avrebbe chinato più profondamente il suo e poi con un certo qual sorriso proseguito:

«Come detto, Reverendissimo, l’ometto di Stato da pronto altarista[32] all’altare della bellissima dea del mare, poi massaia del dio del fuoco che zoppicava dietro mentre lei precedeva a nuoto[33], svolgeva il suo servizio proprio bene.

Dovessi avere ancora colpa come per la bugia: ancora addurrei che fu comunque un amico e amante non tiepido, bensì così sincero di ogni innocenza femminile, come può essere soltanto il dio dei paradisi posteriori alla prima innocenza, cioè quello dei giardini[34]; ché ogni vera santa, ribadisco, l’esimio la inseguiva fin dentro i conventi di suore, anzi una santa vergine eterna l’avrebbe malgrado i suoi impegni politici quotidianamente sul tardi come un Nicodemo visitata e ne avrebbe come costui evitato l’aureola solo davanti ai farisei[35]. Che io buon diavolo abbia tollerato, anzi favorito ciò, illustrerà, spero, Reverendissimo, al meglio la mia intenzione e ridurrà forse la penitenza, Pater! Le mere reliquie di una santa, che notoriamente già da sempre scacciavano noi diavoli, siffatti meri ossi morti e rimasugli di una vergine defunta non lo attrassero mai, bensì lo raffreddavano; solo le più pure dovevano presentarsi a lui, e il probo diceva spesso che erano addirittura impagabili, e a metà se ne lagnava. Ecco fin dove sapeva apprezzare il cuore verginale che (così disse in una calzante similitudine) come una nave nuova la prima volta sprizza fiamme vere quando su rulli entra nell’oceano, mentre più tardi nella fredda acqua salata attraversa solo fiamme fosforescenti[36] che né produce né fende.

Quanto ai figli soprannaturali dell’uomo di Stato, per chiamare così il paio di legittimi: se ne curò piuttosto troppo e troppo paternamente, e per loro stampò il Paese in tirature diverse come fosse un’edizione in usum delphini et delphinorum[37]; la qual cosa però affido a valutazione altrui.» – Qui il confessore o ministro pose la mano sul capo proprio invece che su quello colpevole che era da assolvere.

«Questi sono finora i miei peccati,» proseguì il diavolo, «tanto i grossi quanto i grossissimi. Ma sia lungi da noi due, reverendissimo Padre, che io sfruttando il vostro visibilissimo dolore per la mia confessione corrompa voi, che non conoscete peccati né mortali né immortali, a qualche raddolcita penitenza. – No! bensì voglio, per espiare davvero, passare dritto da qui in un piissimo corpo e spirito – nel vostro, signor Pater

III. Il diavolo non c’era più; e l’incertezza della sua visita mise il ministro integerrimo proprio in vero imbarazzo. «È in ogni caso molto fastidioso, caro,» – proseguì verso di me con quell’ambiguità ipocondriaca che ama dinanzi agli altri travestirsi di ipotesi – «se dopo una visione così sommamente stupida si fantastica per ore ancor più stupide di avere davvero il diavolo in corpo, Eccellentissimo! S’impazzisce in stessi se si pensa conseguentemente di revocare l’esorcismo del battesimo come l’editto di Nantes[38]

Qui colsi l’opportunità di dimostrare la mia stima per il politico integerrimo con la mia facile spiegazione della sua apparizione. Lo invitai solo a riscontrare abbagli analoghi sulle riviste del Moritz[39] e di quasi tutti gli psicologi, dove gli esempi più incontestabili dicono che molti individui malati si sono visti doppi; «In questo caso», proseguii, «vi resta la consolazione che avete preso solo voi stesso per il diavolo, e che confessore e confitente o la trinità di ometto, ministro e spirito maligno emanante da entrambi è stata un’unica sostanza[40]

Il vegliardo ci rifletté sopra intensamente; ma allorché lo interrogai meglio se il presunto confitente gli avesse confessato qualcos’altro da quanto già sapeva e se egli stesso non si fosse insospettito di coincidenze sorprendenti – e siccome gli feci presente che possedeva forza e arguzia ed estro a iosa per sostenere e improvvisare ogni volta il ruolo buffo del diavolo nei misteri cristiani antichi – e allorché infine osservai che solo il buio gli avrebbe impedito di percepire la somiglianza tra la sua fisionomia e quella del diavolo: il vegliardo, dopo un rapido calcolo, come destandosi da un sogno pesante, mi prese raggiante la mano e la scrollò dicendo: «Davvero, amico, voi adesso avete assolto, e precisamente me; ma dove avevo gli occhi, bello mio!»

NOTE

[1] Il Versuch eines vollständigen grammatischkritischen Wörterbuches der hochdeutschen Mundart (II, 1796) dell’Adelung così spiega il lemma: «Una delle malattie più gravi che ha sede soprattutto nell’addome, colpisce perlopiù persone che stanno molto sedute, e degenera spesso in malinconia; mal di milza, scherzosamente la malattia dotta». Secondo Galeno, che coniò il termine ipocondria, la milza secerneva atrabile, ossia umore melanconico.

[2] Termine tecnico-sacramentale per chi si confessa, più esatto del normale penitente, che oltre a confessare i peccati se ne pente.

[3] Cfr. Fragments de lettres de Madame Charlotte Elisabeth de Bavière, lettera del 5 giugno 1716 sul primo ministro di Luigi XIII.

[4] Bardato sfarzosamente, accompagnava in coppia con un cavallo a lutto la sepoltura di personaggi importanti, cfr. Fr. von Moser, Teutsches Hofrecht (1754), I, 452.

[5] Velata polemica con la cerchia berlinese dei fratelli Schlegel, il cui ironismo Jean Paul aveva stigmatizzato a inizio 800 durante il suo soggiorno a Berlino.

[6] Girolamo Cardano, matematico, medico, astrologo e filosofo, fu considerato scopritore della serratura, della sospensione cardanica e del giunto cardanico. De vita propria (1576), dove parla della sua capacità di vedere al buio, colpì molto Jean Paul.

[7] Così era chiamato il territorio corrispondente all’attuale Ghana, da dove i Portoghesi e poi gli Inglesi traevano oro.

[8] Ossia privata e segreta, a differenza della primitiva pubblica, fu formalizzata appieno col Concilio di Trento.

[9] L’ Allgemeine Landrecht für die Preußischen Staaten (1794), II, 20, prevedeva ancora la tortura come mezzo istruttorio a disposizione del giudice. Dalla bottiglia di Leyda (1746) alla pila di Volta (1799) fu tutto uno sperimentare, anche in corpore vili.

[10] Portatore di luce, nome attribuito al pianeta Venere come stella del mattino.

[11] Verso la fine del 700 negli Stati riformati erano stati aboliti i confessionali dalle chiese.

[12] L’illuminista Gottfried Ch. Voigt in Etwas über die Hexenprozesse in Deutschland, «Berlinische Monatschrifte», 4, 1784, alzò la stima di Voltaire («diverse centinaia di migliaia») a 9.442.944 vittime, cifra fantasiosa ch’ebbe fortuna oltre un secolo dopo.

[13] Adombrata è qui Lilith, «prima moglie di Adamo» come la definisce Mefistofele nel Faust di Goethe. Secondo tradizione ebraica Lilith, andatasene dall’Eden, si accoppiò con parecchi diavoli dando il via a una progenie.

[14] In francese nel testo (il secondo titolo era destinato solo alla dame che curava la toilette della regina di Francia).

[15] Secondo la religione cattolica almeno.

[16] Cfr. Matteo 4, 1-11; Marco 1, 12-13; Luca 4, 1-13 (il tentatore è appunto Satana).

[17] Alla fine del 200 Jacopo da Varagine lo disse imbroglione e finto interlocutore dell’arcangelo Gabriele, mentre Ricoldo da Montecroce in Contra legem Sarracenorum rinverdì la diagnosi di epilessia avanzata da Teofane Confessore nella Cronaca (815).

[18] M. Lutero, In Genesis declamationes (1527): «Diabolus semper et in omnibus simia Dei est, sed infoeliciter et frustra».

[19] Parodia della sovranità per diritto divino.

[20] Il Contratto sociale di Jean-Jacques Rousseau uscì in traduzione tedesca col titolo Gedanken von dem gesellschaftlichen Leben der Menschen oder Staatsrecht (1762).

[21] Rispettivamente Völkerrecht (jus gentium) e Volksrecht (diritto consuetudinario di una nazione).

[22] Ai due si aggiunge evidentemente il principe.

[23] Costosissimo e prodotto dagli schiavi nelle Americhe (il primo zuccherificio da barbabietola fu installato nel 1802 in Slesia).

[24] Pianta erbacea delle Crocifere che dà un olio medicinale, cresce nei campi di lino.

[25] Credenza in auge per tutto il 700, confortata dalla varietà di elementi ivi rinvenibili.

[26] Nella Chiesa cattolica il religioso di un ordine (e cfr. Luca 15, 18).

[27] Giovanni 8, 44.

[28] O Itelmeno, abitante della Camciatka, vasta penisola dell’estremo oriente russo.

[29] Qui il riferimento è alle radici medioevali, quando Arlecchino era l’Hölle-König, e cioè un demone, se non il capo dei demoni come l’Alichino dantesco.

[30] Secondo il folclore antico-romano, i demoni assumevano aspetti femminili di succubi per carpire il seme agli uomini, mentre i loro colleghi incubi lo trasmettevano alle femmine; e il Malleus maleficarum nel 1487 canonizzò: «questi diavoli commettono sconcissimi atti venerei non per godimento, ma per infettare anima e corpo di coloro dei quali sono succubi o incubi; in secondo luogo, con un atto tale ci può essere una completa concezione o generazione da parte delle donne».

[31] Ossia dipendenti da chiese madri (Jean Paul a Filiale- aggiunge Töchter-…).

[32] Sacerdote addetto nelle chiese capitolari o canonicali alla cura liturgica degli altari.

[33] In Odissea VIII, Afrodite fu costretta da Zeus a sposare Efesto, lo zoppo dio fabbro, salvo tradirlo con Ares, da cui ebbe due figli, Dêimos (Terrore) e Phòbos (Spavento).

[34] Adone, bellissimo parto di un incesto, fece innamorare Afrodite, da cui ebbe Priapo. Simbolo della natura fiorente, festeggiato nelle Adonie di aprile, quando le giovani sue devote portavano al tempio giardinetti in vaso a lui dedicati.

[35] Cfr. Giovanni 7, 45-51.

[36] Dato più mitologico che scientifico, si riferisce a fenomeni diversi (dall’increspatura notturna delle onde alle scariche elettriche sui pennoni) che han trovato svariate (sataniche) «spiegazioni».

[37] Sigla che sotto Luigi XIV compariva nel frontespizio di edizioni francesi espurgate e rese adatte alla lettura del Delfino, oltreché ristampate ad uso delle scuole.

[38] Emanato da Enrico IV il 30 aprile 1598 per porre termine alle guerre di religione regolando la posizione degli ugonotti, fu revocato nel 1685 da Luigi XIV.

[39] Karl Ph. Moritz diresse dal 1783 al 1793 la rivista «Gnothi Sauton, oder Magazin zur Erfahrungsseelenkunde als ein Lesebuch für Gelehrte und Ungelehrte».

[40] Parodia del dogma trinitario, tanto più ardita in quanto cattolici, protestanti e ortodossi sono concordi nell’affermarlo.

(1 agosto 2016)

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