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L’ospite, di Sergio Quinzio

Posted on 28 febbraio 2016

 

 

L’ospite.

Prigionieri-Guantanamo-in-Uruguay-3-foto-AP

Nella Bibbia ebraica il “ger” è il “forestiero” che cerca protezione ed è ospitato in mezzo a un altro popolo. Anzitutto gli ebrei sono, da sempre, gerim, forestieri: tale fu il loro padre Abramo in Ebron, i progenitori in Egitto, Mosè in Madian, il popolo intero nel suo interminabile esilio. Paradossalmente, è straniera nello stesso Israele proprio la tribù sacerdotale, perché i leviti non possedevano un territorio ma erano accolti sul territorio delle altre tribù.

Privo di territorio, il ger di solito è povero, economicamente debole, e perciò dev’essere aiutato come le vedove e gli orfani, e come le vedove e gli orfani è sotto la protezione di Dio.

Ricordandosi della loro condizione in Egitto (Es 22, 20) gli ebrei devono amarlo come se stessi (Lv 19, 34; Dt 10, 19), e nell’Israele messianico anche il ger riceverà finalmente la sua parte di territorio (Ez 47, 22). Il Talmud dice che “fino a quando esisteva il tempio, l’altare faceva espiazione per Israele, mentre la tavola dell’uomo espia per lui” (Ber., 55a) accogliendo i poveri. Dell’ospitare lo straniero bisognoso il Talmud dice: “I poveri siano membri della tua casa” (Aboth, 1, 5), e persino: “È più grande atto ricevere i viandanti che ricevere la Shekhinah” (Shab., 127a).

L’atteggiamento ebraico nei confronti del ger implica, come ha osservato Jankélévitch, “un principio fecondo di apertura e di movimento” che spezza il “provincialismo della Città chiusa” (La coscienza ebraica), facendo cadere i confini, con tutto ciò che questo comporta di bene e di male nella vita degli uomini. Le drammatiche contraddizioni ebraiche si manifestano anche qui: si presta infatti intensa attenzione alla condizione del ger proprio perché è enorme la coscienza della propria terra e dell’esserne privati.

E qui si annodano le estreme tensioni della teologia ebraica dell’ospitalità: in alcuni passi biblici (Lv 25, 23; Sai 39, 13 e 119, 19; 1 Cor 29, 15) Israele non è ger solo nell’esilio, ma (come già Abramo in Gn 23, 4) nella stessa terra di Canaan, che non è sua perché appartiene, come esprime l’istituzione dell’anno sabbatico, a Jahwè.

D’altra parte, lo stesso unico Dio creatore del mondo è, nella sua Shekhinah, in esilio con il suo popolo (Ez 3, 12-13). Dio è un ger. L’ospite è innalzato fino a questo impossibile punto.

 

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